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December 28 ^^:::S*_T*_R*_I*_N*_G*_E*_R*_T*_I*:::^^uff.......
non mi passa...
stamattina il treno partiva e io mi svegliavo.
uff......
non si ferma...
batte un po' più rapido del solito e da un senso strano.
uff......
non riesco...
a immaginare il momento vicino, mi farebbe bene.
uff......
le 3.....
tra mezz'ora scendo e mi accompagnerà la solita canzone, quella che ogni volta mi avvicina alla meta...
che ogni volta mi avvicina a te...
uff.....
la testa...
se chiudo gli occhi mi sbatte, se li tengo aperti vogliono chiudersi (e decidetevi...)
tra un po' sarai quì seduta a leggere, a ricordare le sensazioni di qualche mese fa, con qualche convinzione in più.
uff...
non ne posso più...
mi preparo e scendo. Non hai chiamato, sarai in orario, ma quì non ci resisto...
Arrivo... adesso ho un unico bisogno....
December 27 Aria - Daniele SilvestriSarà che ci si prepara per la notte del 31 (e che vogliamo andare impreparati al concerto???) ma, ripassando un po' le canzoni del cantautore che scrive a mò di filastrocca, mi sono imbattuto in questo pezzo che ha ben poco di allegro ma fa molto pensare. E' molto profondo.
Sul "tubo" ho trovato solo il live, spero si senta bene...
Buon ascolto...
Alle otto e un quarto di un mercoledì d'agosto
December 22 L'ultima mezz'oraIn principio era la prova di grammatica italiana.
Giustino assegna: 15/20 righe in cui scrivere una recensione o descrizione di un film, di un libro, un articolo o tutto quello che vi passa per la testa.
Appunto... per la testa non mi passava nulla se non qualcosa di già detto e scritto. Nulla di nuovo. Poi l'attenzione del mio neurone affaticato si sposta su qualcosa. Su tutto quel che segue...
"Il tempo ha uno scorrere lento, frustrante. Il ticchettio dell'orologio s'è fatto insistentemente invadente e fastidioso.
Mentre guardo le lancette è come se queste si fermassero e mi guadassero quasi come per dispetto facendomi le linguacce per prendermi in giro.
E' incredibile come abbia una così grande fiducia nelle ferrovie da essere sicuro che l'orario dell'arrivo sarà rispettato. Ma purtroppo è tutto quello che ho adesso.
E' il solo modo che ho per quantificare la distanza. Queste campagne, la nebbia, i fiumi, i ponti, le colline... ogni cosa è muta, indifferente al mio passaggio come io al loro. Non conosco questi posti, non ho punti di riferimento. C'è soltanto un orologio che scandisce il tempo troppo lentamente.
La carrozza, precedentemente popolata e attraversata da gente di ogni rango e passato, adesso è vuota. Gli unici suoni che si avvertono sono il sibilo del vento che si mischia al mio respiro e il rumore delle lancette che, come batacchi, picchiano sulla campano della mia testa, stordendomi.
Un viaggio durato tutta la notte, poi mezz'ora che dura una vita.
Mi alzo e guardo fuori lasciandomi passare il mondo di fianco, un mondo che non ha alcuna valenza in confronto a ciò che mi aspetta.
Indosso sciarpa e cappotto (fuori farà freddo) nell'illusorio tentativo di spezzare la snervante monotonia.
L'ultima stazione è superata, ormai ci siamo. Il capotreno passa, annuncia il capolinea e va via.
Porto fuori le valige facendo fatica a conciliare questo sforzo con lo sforzo di tenere il cuore a bada. L'orologio è un vecchio e sbiadito ricordo.
Il treno si arresta e scendo i gradini.
Il freddo non c'è più. Ad avvolgermi è il calore del tuo abbraccio."
Scrivo di getto, interrotto da Giustino che chiede di terminare. Meglio così... meglio per lui. Avrebbe potuto leggere il quantitativo di uno dei suoi tanto amati dizionari per tutto quello che avviene dentro me in quell'attimo. E nei successivi...
Ormai manca poco... December 20 La Chiesa e la sua "santa azione"Stralci del monologo «Decameron»
Tutto quello che dovete sapere sulla «Spe salvi»
Il quiz della settimana: quali fra questi intellettuali non è citato da papa Ratzinger nell'ultima enciclica? Sant'Agostino, Kant, Adorno o De Sade?
Daniele Luttazzi* Dice: «Daniele, come fai a sopportare la chiusura di Decameron?»
Come faccio a sopportare la chiusura di Decameron? Penso a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Mi dispiace molto che abbiano chiuso Decameron. Proprio adesso che Berlusconi mi aveva telefonato per piazzare un'attrice in uno sketch. Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare. Benvenuti a 'Decameron'. Politica, sesso, religione e morte. Qua a Roma è arrivato l'inverno. Fa molto freddo. Fa talmente freddo che le minorenni sulla Salaria offrono p0mpini gratis ai ciccioni. Un mio amico va a puttan3 sulla Salaria. Gli ho detto che in giro è pieno di ragazze oneste e rispettabili. Sì, mi fa lui, ma quelle non posso permettermele. Fa veramente molto freddo.
(...)
Qualcuno mi ha chiesto: «Daniele, perché ce l'hai con la religione?». Perché mi sono convinto che le religioni sono pericolose. Operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l'attività dei governi. Gli esempi sono sempre all'ordine del giorno (staminali, pacs, eutanasia) e ormai insopportabili.
Ricorderete come la Chiesa si sia opposta alla ricerca sulle staminali degli embrioni perché «l'embrione è uno di noi, è già persona». C'erano però tre contro-argomenti formidabili:
a) Quello teologico. S.Tommaso nega agli embrioni la resurrezione, in quanto privi di anima razionale, e pertanto non ancora esseri umani. (Supplemento alla Summa Theologiae, 80, 4);
b) Quello pragmatico. La Chiesa nega il battesimo ai feti abortiti in modo spontaneo. Nella prassi, cioè, la Chiesa non considera il feto una persona finché non nasce vivo.
c) Quello naturale. Di tutti i concepiti, solo il 15-20% riesce ad annidarsi nell'utero materno. La natura stessa, cioè, non tutela così tanto il diritto alla vita del concepito, diritto che però si arroga la Chiesa.
È stata poi la scienza, e non la religione, a scoprire, la settimana scorsa, che è possibile ricavare cellule staminali anche da tessuti adulti. Con la nuova ricerca sulle staminali, gli scienziati ritengono che adesso potremmo fare grandi progressi, dalla cura del Parkinson alla rigenerazione della spina dorsale nel centrosinistra.
Abbiamo poi visto le mille pressioni vaticane per ostacolare prima i pacs, poi i dico, e adesso i cus. La Chiesa ostacola i patti civili perché minacciano la santità del matrimonio, come se si potesse considerare sacro tutto quello che si fa davanti a un sacerdote.
In realtà, lo sappiamo, il motivo vero è che la Chiesa teme le unioni omosessuali. Ma se è un tema così importante, com'è che Gesù non dice una parola in proposito? Gesù non dice una parola su questo, ma tante sulla tolleranza, l'accettazione, il non giudicare, il frequentare i reietti e gli ultimi. La Bibbia dice: «Non guardare la pagliuzza nell'occhio del tuo vicino, ma la trave nel tuo occhio». Al che i gruppi gay hanno replicato: «Se la trave te la metti nell'occhio, lo stai facendo in modo sbagliato».
La regola della convivenza umana è terrestre, non divina: ogni uomo deve poter decidere su di sé. E invece mille ostacoli. Col paradosso che i nostri parlamentari, per tenersi buoni i voti vaticani, da anni negano a noi, cittadini che li eleggiamo, i diritti che per sé loro si sono già attribuiti: da ben 16 anni, i parlamentari conviventi hanno gli stessi diritti dei parlamentari sposati.
(...)
Ecco papa Ratzi. Ride. Riderei anch'io se la mia ditta non pagasse le tasse. Ma la Chiesa non fa che rispettare il dettame evangelico. Gesù disse: «I miti erediteranno la terra». Ed evitò astutamente di parlare della tassa di successione.
Comunque, alla Chiesa piace travalicare i limiti concordatari. Quando la Chiesa provò a fare la morale al governo spagnolo, nel gennaio di due anni fa, Zapatero convocò il nunzio apostolico e gli tirò le orecchie. Da noi chi tira le orecchie al cardinal Bertone, la Binetti? Oh, questa battuta rovinerà la mia amicizia col cardinal Bertone. Niente più orge sadomaso a casa sua.
(...)
Avete letto l'ultima enciclica di Papa Ratzi? E chi, non l'ha letta? È così amena! È più divertente di un barile pieno di anguille.
"Spe salvi", salvi nella speranza. Un testo sulla superiorità della fede cristiana, che esalta la sofferenza, perché avvicina alle sofferenze di Cristo.
Cristo è morto in croce per i nostri peccati! Uuh, ma così ci fa sentire troppo in colpa! Non poteva solo lussarsi un'anca, per i nostri peccati?
L'enciclica è piena di citazioni colte. E questo è il quiz della settimana: quali fra questi intellettuali non è citato da papa Ratzi nell'ultima enciclica? Sant'Agostino. Kant. Adorno. De Sade. E la risposta è: De Sade. La "Spe salvi", sorpresa! è una dura condanna della modernità. Il giorno che venne eletto, dissi in teatro: «Hanno eletto il nuovo papa. È il cardinal Ratzinger. Subito condannato di nuovo Galileo». Non mi sbagliavo. Dopo un mese Ratzi disse: «La risposta alla modernità è Cristo». Io ho 46 anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata. Non dimentico che l'Europa moderna, laica, del commercio e della democrazia, appare col Rinascimento, nel momento in cui il cristianesimo, scosso dalla Riforma, comincia a perdere il controllo sull'organizzazione sociale. E non dimentico che la repubblica, la separazione dei poteri, il suffragio universale, la libertà di coscienza, l'eguaglianza dell'uomo e della donna non derivano dalla religione, che li ha anzi a lungo combattuti. E non dimentico che, grazie alla rivoluzione francese, le adultere occidentali non vengono lapidate... Ratzi attacca l'illuminismo, ma la Chiesa in 18 secoli non abolì la schiavitù, cosa che fece la Prima Repubblica francese del 1794.
D'altra parte è noto che la Chiesa è lenta ad abbracciare la modernità. Fino a poco tempo fa, la loro idea di portatile era un chierichetto. Aver fede significa sospendere il proprio pensiero razionale. Ogni religione dice al mondo: «Noi non crediamo ai fatti».
Non posso dar retta a chi crede di parlare con Dio, dai! È da psicotici! Dico: se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito. Le religioni sono un fatto culturale. È tutto molto relativo. (...) Mi piacerebbe che il papa una domenica si affacciasse su S.Pietro e dicesse: «Sapete una cosa? Nessuno ne sa niente. Siete liberi!».
* Alcuni stralci dal monologo della sesta puntata di «Decameron». (copyright Krassner entertainment) December 16 L'Italia e il lavoroSe qualcuno fosse ancora alla ricerca di conferme sul fatto che l'Italia è un Paese assurdo, probabilmente avrà trovato la sua "El Dorado" in questi ultimi giorni.
Perché assurdo? Semplice: in Italia anche il più classico degli assunti che accompagnano un uomo (o una donna) durante la propria crescita professionale, viene completamente stravolto. Si parla, naturalmente, della celebre frase: "IL LAVORO PAGA".
Intendiamoci, non voglio dire che non sia vero, ma semplicemente che, nel Belpaese, è vero solo in parte. Una piccola parte, piccolissima.
In Italia vige la seguente consuetudine ("legge" non scritta): IL NON LAVORO PAGA (e come se paga!!!); IL LAVORO NON PAGA MA UCCIDE.
Ma motiviamo queste affermazioni.
La prima induce immediatamente a pensare al mondo della politica. Per quanto l'uomo della strada si sforzi di farlo, gli è impossibile comprendere l'assurdità che sta alla base del fatto che a un parlamentare bastano 2 anni e mezzo di carica per ricevere una pensione che equivale al salario di un operaio in un anno. E che un parlamentare europeo italiano guadagni 10 volte lo stipendio di uno belga, senza nemmeno presentarsi ai vari congressi e alle assemblee.
Ma non ci sono soltanto i politici. Napoli: se intervistati, giovani e meno giovani protestano contro lo Stato perché quest'ultimo non dà loro un posto di lavoro; un imprenditore, un proprietario di una fabbrica, offre lavoro a queste persone ma si sente rispondere: "lavorare 8 ore al giorno per 40€?! Ma tu sì scem?!". Beh, in effetti come dargli torto? Come spacciatore, parcheggiatore abusivo o con gli scippi si guadagna molto di più senza faticare. Si fa molta fatica a entrare nell'ottica della legalità, ma comunque questo è un altro discorso.
La seconda affermazione è quella più grave, più scioccante.
Il lavoro non paga perché che sia giusto o meno lavorare 8/10 ore al giorno, farsi un mazzo così per un salario esiguo mentre la classe (casta) dirigente viene strapagata dai cittadini e può usufruire di migliaia di privilegi, questa situazione esiste e purtroppo ci si sta facendo l'abitudine. MA DI LAVORO NON SI PUO' E NON SI DEVE MORIRE!
Morti in fabbrica, morti nei cantieri. Le morti bianche sono un vero e proprio bollettino di guerra e solo a parlarne la rabbia sale fino alla cima dei capelli. Da condannare chi condanna quando poi si dovrebbe far realmente qualcosa, perché si ha il potere. Da condannare chi offre lavoro senza dar sicurezza, senza regolarizzare gli operai per non versare i contributi. Da condannare quanti dovrebbero rappresentare la voce dei lavoratori e invece si accordano con i "padroni" con lo scopo unico di riempirsi le tasche. Da condannare è l'omertà di quanti partecipano alla carneficina anche senza esserne direttamente protagonisti: chi lavora nei cantieri senza essere regolarizzatoi, chi lavora in condizioni di sicurezza praticamente assente e non alza la voce pur avendo il diritto di farlo.
Ad un livello differente la situazione non cambia. Università, concorsi, colloqui... la meritocrazia non esiste, il lavoro non paga affatto.
A TUTTO QUESTO BISOGNA DIRE BASTA! altrimenti gli operai continueranno a morire, i giovani a lavorare nei call center e i cervelli a scappare da questo Paese malato.
Ce un solo "non lavoro" che non biasimo, anzi è un episodio di non lavoro. Lo sciopero degli autotrasportatori di questi ultimi giorni. FINALMENTE UNA VERA PROTESTA!
Sono riusciti a creare disagi in tutta Italia, dimostrando di avere un'arma potente a disposizione. Speriamo che i nostri subordinati (perché questo dovrebbero essere i nostri parlamentari) la capiscano. |
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